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Risorse - BibliografiaPOTERI FORTI DI FERRUCCIO PINOTTIAndrea Accorsi
POTERI FORTI di Ferruccio Pinotti

(Bur edizioni passato-futuro)



Il libro “POTERI FORTI” del giornalista Ferruccio Pinotti è una di quelle inchieste che solitamente si definiscono scomode e che in Italia, purtroppo, hanno sempre troppo poca risonanza e finiscono, agli occhi del grosso pubblico, spesso“deviate” o semplicemente accantonate col beneplacito della velocissima “macchina “informante” ufficiale.
Il pretesto per iniziare questo libro è fare luce, ancorché nei limiti del possibile, sul caso del delitto Calvi e sul misterioso crack del Banco Ambrosiano nei quali senza dubbio erano coinvolti non solo importanti istituti finanziari ma anche lobby occulte, politici affermati, nuova imprenditoria, alte sfere vaticane e sinistri figuri operanti sulla scena in qualità di faccendieri.
Ma la ricostruzione delle trame segrete che portarono a questo delitto, come si sa abilmente mascherato da suicidio, è appunto soltanto un pretesto per evidenziare delle anomalie e denunciare finalmente delle questioni irrisolte delle quali si continua, purtroppo, a non parlare poiché queste verità minerebbero in maniera irreparabile da una parte “la sancta auctoritas” degli zecchini vaticani e dall’altra farebbe risalire il fiume torbido, l’immonda cloaca che è il sistema d’affari Italia, troppo comodo secretare tutto e lasciare tutto alla storia e agli storici.
Per brevità citerò soltanto tre delle tante ramificazioni cui giunge questo ricchissimo libro: tre punti che mi sono sembrati importanti non solo come nodi investigativi, ma anche come intrecci tra passato, presente e futuro, come riflessi incondizionati che continueranno ad offuscare gli orizzonti dell’Italia per decenni ancora e secoli.
Punto primo: la questione Ior (Istituto Opere Religiose).
Forse non tutti sanno che lo Ior, la banca del Vaticano, è una banca veramente unica al mondo perché da un lato è un istituto “off shore” nel senso che opera nella più totale extraterritorialità. D’altro lato è totalmente “on shore” poiché di fatto è nel territorio nazionale e chiunque, previa giusta presentazione, può arrivare ai suoi sportelli da piazza San Pietro portandosi dietro una valigia piena di dollari che svaniranno nel nulla. Insomma sono decenni che lo IOR funge da ponte per chissà quanti privati italiani che intendano occultare delle entrate extra in chissà quali altri paradisi fiscali, e vattelapesca…………
Non è un caso se nei decenni passati gli alti funzionari di questa banca sono stati in stretti legami con ambienti poco puliti (mi riferisco alle mafie internazionali) che magari avevano bisogno di occultare o ripulire montagne di soldi. Non solo. Grazie infatti all’estrema segretezza che lo rende inaccessibile lo IOR è stato spesso la chiave di lettura per strani movimenti di denaro che andavano a finanziare dittature militari di estrema destra, sabotaggi a stati poco allineati e chi ne ha più ne metta. Risultato: poco o nulla è cambiato dai tempi del delitto Calvi e pochissimi politici a tutt’oggi se la sentono di metter mano alla questione. Le liste dei ricchi italiani detentori di conti segreti in Liechtestein è la prova del famoso: “…..semo romani…” ( Il Liechtestein è feudo vaticano).
Punto secondo: l’Opus Dei e le aziende da spremere e gettare via.
Come infatti fu per il Banco Ambrosiano sono state riscontrate simili manovre riconducibili alla politica espansionistica dell’Opus Dei anche in casi analoghi. Mi riferisco al gruppo industriale spagnolo Rumasa e del suo proprietario Josè Maria Ruiz Mateos e soprattutto mi riferisco al caso Parmalat e a Tanzi.
La metodologia grosso modo è questa: l’Opus Dei entra nell’azienda, la fa espandere oltre ogni limite, succhia tutti proventi e poi quando iniziano i problemi, scompare nell’ombra o, più precisamente, si occulta mediante un vorticoso passaggio di capitali pressoché inestricabile.
E’ forse un caso che i titolari di queste aziende sono o sono stati in passato membri dell’Opus Dei o amici intimi di membri dell’Opus Dei?
E’ forse un caso che l’espansione finanziaria dei gruppi industriali presi in esame è avvenuta (anche per il Banco Ambrosiano) nell’area geografica dove l’Opus Dei opera con maggior disinvoltura e libertà : il Sudamerica?

Terzo Punto: mezzi d’informazione. E’ della fine del 1975 il coinvolgimento ufficiale di Roberto Calvi nella questione “Corriere della Sera”, un coinvolgimento fortemente caldeggiato da personaggi occulti legati alla massoneria: Licio Gelli e Umberto Ortolani. Ed è per sua stessa ammissione che l’inizio dei suoi problemi coincide con l’ingresso del banchiere nel mondo dell’editoria.
Da quel momento cominciano le pressioni, le richieste , i favori. E tuttavia nonostante allora speciali commissioni parlamentari e procure intere della Repubblica avevano tavolate di fascicoli riguardo ai fatti inerenti la lenta ma inesorabile perdita di potere dei Rizzoli all’interno del vasto mondo editoriale che possedevano e il conseguente inserimento di strane società, di finanziarie inestricabili e di operatori occulti, nulla fu fatto.
Il sistema della carta stampata e delle frequenze tv in Italia resta oggi più che mai un campo minato e servono speciali bussole per orientarvisi: è di oggi la questione Europa 7, di ieri la retata ai furbetti del quartierino ( il caso sarebbe mai emerso senza le sbruffonate sul Corriere della sera?) e ancora personaggi torbidi che operano nel mercato editoriale come Caltagirone ,Ciarrapico, Tronchetti Provera, Silvio e Paolo Berlusconi. Un paese democratico non può permettersi editori di questo calibro




Data di invio: 9/04/08
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